9 dicembre 2010

LaCamminata 14^ edizione

Ieri, in barba al tempaccio da lupi, in barba a tutto e a tutti, col mio amico di sempre Luca Panda, abbiamo dato vita per la 14^ volta per quest'avventura. Infiniti strati di vestiario, ponci e ombrelli i nostri compagni di viaggio.
A dire il vero mi sono svegliato non benissimo: intorno alle 6.15 la sveglia mi ha riportato prepotentemente al mondo reale, ma con i fantasmi notturni generati dal prepotente giropizza della sera prima, che ancora mi tormentavano... non mi sentivo molto bene, gola secchissima, "pessa" a go-go dal naso e leggero cerchio alla testa. Mi sono misurato la febbre... 36.4°C, bene così. Pronti per le 7.28 (stavolta ero più in ritardo io) con il prode Panda siamo partiti già con gli ombrelli aperti. Il prete quando ci ha visti passare davanti alla canonica ci ha guardati e ha scosso la testa senza dire nulla. Ivo ci ha rincorsi un attimo per salutarci e poi via dritti. Il panda aveva optato per braghe lunghe e scarponi, io invece braghe corte e scarpe da ginnastica perchè l'ultima volta che avevo optato per gli scarponi me li ero stonfati e pesavano 3 kg l'uno... meglio piede bagnato (ma caldo ovviamente) dall'inizio, ma con peso leggero fino alla fine.
Visto che non ci ero mai stato, verso le 8.30 siamo entrati al Conè (sì, vestiti come due pellegrini! con ponci e tutto...) perchè io dovevo andare a cagare (scusate la finès ma dovevo chiudere il discorso con il giropizza). Poi abbiamo attraversato Conegliano e ci siamo addentrati nelle paludi (è il termine che meglio calza per questo tratto con tutte le piogge di quest'anno) a nord della città fino a trovarci di fronte al guado sul monticano visibilmente ingrossato. Panda non voleva affrontarlo, ma siccome mi sono portato via una corda, l'ho convinto. Allora, rimasto in braghe di tela e maglietta (via scarpe ponci e zaino) mi sono legato alla corda che il Panda teneva avvolta attorno a un albero per sicurezza e, con non poche difficoltà, sono riuscito a passare dall'altra parte. Fissata la corda e collaudata per il rientro è stato il suo turno. La sua natura di equilibrista instabile ha reso esilarante la cosa. Poi abbiamo perso un'ora a provare a lanciarci la corda da una sponda all'altra per metterla doppia in modo che una volta passato io fosse recuperabile. Alla fine, avendo sia io che lui i piedi totalmente congelati, ho deciso di guadare come avevo fatto all'inizio, ma stavolta con tutta la mia roba in braccio. E' andata più facilmente del previsto. Rimesse le scarpe siam partiti alla volta di Formeniga e un ragazzo marocchino, credo, molto giovane che andava a vendere per le case, ci ha fermati per chiederci dove andavamo di bello. Io gli ho detto che l'8 dicembre qui in Italia è festa e non si va a lavorare! E lui ha risposto chiedendoci se avevamo una sigaretta. Da lì in poi è stato tutto un dritto fino a casa di mio zio, in collina sopra Corbanese. Siccome abbiamo camminato piano e avevamo perso molto tempo al guado, abbiam deciso di eliminare le pause anche perchè non riuscivamo a trovare posti asciutti dove sostare. Uniche eccezioni: il consueto saluto agli asini del Col di Stella e la raccolta da un'albero di alcuni cachi. Mio zio e la famiglia ci han accolti da re, dandoci da mangiare, da bere e da scaldarci! Abbiamo chiacchierato un pezzo e siamo partiti ancora più in ritardo. Siamo arrivati a Lago col buio... era successo solo un'altra volta prima... Un tè caldo dalla Marica e poi siamo ripartiti accelerando finalmente il passo e accendendo i faretti rossi che da lì all'arricìvo hanno lampeggiato incessantemente per segnalare la nostra presenza agli automobilisti. Eccoci a Tarzo, poi altra mezzora di sosta a trovare l'altro mio zio come da programma e poi via, alle 19.30, con ancora più di un terzo del tragitto da percorrere... Corbanese... le Mire... dico sempre che dalla cima delle Mire che comincia la vera Camminata. Qui inizia sempre a essere realmente dura. Stavolta però, vuoi per la pioggia definitivamente cessata, vuoi perchè il Panda era più in forma del solito, siamo andati spediti fino a Rua di Feletto. All'altezza della Guizza il Panda ha cominciato ad accusare male a dietro le ginocchia unite alla stanchezza generale sempre più pressante. Da lì in poi sempre più piano, sempre più piano... a detta nostra dovevamo rientrare presto perchè d'inverno si fan sempre poche pause, ma avevamo cannato di grosso. A mezzanotte meno un quarto eravamo a Campolongo, appena passato Conegliano. Il Panda era ridotto a una maschera e io non stavo benissimo... per la stanchezza spesso chiudevo volontariamente gli occhi per riaprirli un attimo solo ogni 8-10 passi. Il Panda mi ha chiesto se era ancora valida la regola che era sufficiente arrivare in comune di Mareno per considerare completata l'edizione. Gli ho risposto di sì, ma gli ho ricordato anche che una volta arrivato in territorio marenese mancano solo 3km per finirla realmente tutta. L'ho convinto a rinviare la decisione al momento dell'arrivo in territorio marenese, in corrispondenza del ponte del Monticano. Aspettandolo più volte ci siamo trascinati fino al nostro obbiettivo e lui ha deciso che avrebbe provato a proseguire. Bravo Panda! Ma dopo nemmeno un km, sul cavalcavia dell'Autostrada un'auto si è fermata e mi chiede se vogliamo un passaggio. Io ho spiegato che ormai eravamo arrivati e ho ringraziato per la cortesia aggiungendo che non serviva... quando è ripartito ho atteso il Panda che era una ventina di metri indietro. "L'hai mandato via?! Nooooo...". Siamo ripartiti, ma dopo altri 10 metri mi ha chiesto se si poteva fermare definitivamente e se venivo a prenderlo in macchina perchè aveva anche male allo stomaco e allo sterno e gli arrivavano fitte improvvise già da un po'. L'ho abbandonato sotto un lampione rassicurandolo che sarei tornato presto. Sono partito a razzo perchè ero cotto anch'io e avevo voglia di finire quanto prima... dopo soli 5 minuti e 500m percorsi si è fermata un'altra macchina (non si era mai fermato nessuno in 13 anni e stavolta 2 persone nel giro di 500m... che culo)"Ouhh, ma no te speta 'l to amigo?!" sono tre simpatici ragazzi da Vazzola che non conosco, abbiam scambiato quattro chiacchiere e si son fatti due risate. Gli ho chiesto se recuperavano il Panda e loro, gentilissimi, sono tornati a prenderlo e a portarlo a casa. Quando mi hanno superato hanno abbassato il finestrino e mi hanno urlato "Ecco! Te si sempre l'ultimo!!!" Mi hanno poi chiesto se volevo uno strappo anch'io ma ho gentilmente rifiutato: "va fatta tutta a piedi!". Altri 15 minuti e sono arrivato all'arrivo ufficiale, in oratorio. Era l'una meno un quarto! Autoscatto di rito per me, solo soletto, e poi via subito (chi si ferma non riparte più in sti casi) per gli ultimi 500m a trovare il mio compagno d'avventura che mi aspettava a casa già lavato con in tavola il brasato e il purè che la sua mammina gentilissima aveva lasciato in caldo sopra alla stube. Abbiamo mangiato di gusto, ho salutato e poi mi sono trascinato a casa: 80 metri di sofferenza pura. Mi sono lavato addormentandomi più volte nella vasca e poi con la gola ancor più secca che alla mattina me ne sono andato a nanna. Ho dormito male, non respiravo bene e per di più stamattina avevo un po' di febbre, ma ormai è già passata. Era una febbre da "gran stracada"!

Anche questa è fatta. In barba a al tempo. In barba a tutti e a tutto! Tiè!


Bubu (e Panda)