Rimandandovi a mie precedenti composizioni poetiche, vi invito a cliccare qui per ri-entrare nell'atmosfera giusta e a leggere poi quanto segue:
Domenica 3 aprile al 90% vado a Merano per fare un corso di aggiornamento di minibasket (ero convinto fosse verso maggio, kakkio!) perciò, se voi voleste aiutarmi a non fare viaggi doppi, unirei l'utile al dilettevole ri-proponendo l'idea di Gabri per il week-end in questione: sabato 2 aprile in treno fino a Bolzano con bici al seguito e poi ciclabile in leggera discesa fino a Merano. Domenica 3 io vado al corso e tutti voi potrete spaparanzarvi alle terme oppure girare per il Meranese. Rientro in treno alla sera e... e basta. Tutto qui!
Gabri, avevi già visto qualcosa per i costi?
Poi... il 17 aprile c'è la Padova Marathon... sto seriamente pensando di andare a farla e costringo qui ufficialmente la Lella a ospitare me e tutti i miei fans a casa sua in PD per il weekend... chi parteciperebbe?
Per finire... domenica questa la mattina vado col Panda alla marcia dei castelli di Susegana, corsa non competitiva di km 6-13-21 circa. Quota di iscrizione mi pare 2-3 euro e se magna a volontà ai ristori, si può anche camminare. Chi vuol partecipare mi contatti. Nel pomeriggio vorrei fare una breve escursione da qualche parte. Non ho ancora idee. Chi vuol partecipare mi contatti.
E' tutto, credo.
11 marzo 2011
Su Dio e sul Burundi (post logorroico, ma secondo me carino...)
Beh, che dire, ho riacceso un po' lo spirito del blog e ne son contento... ma è brutto limitarsi a buttare il sasso e basta, quindi, visto che stamattina ho tempo, continuo!
Il mio discorso era improntato più sul credere o meno in qualcosa e sul come manifestarlo che sul contrasto "predico bene e razzolo meno bene" della Chiesa, ma mi rendo conto che hanno fatto molto più rumore le parole "veementemente sfarzosa" di tutto il resto del post e su questo si è sviluppata buona parte del dibattito nei post successivi.
Vorrei tornare a parlare della dimensione personale della mia fede: in sostanza io non sento più da anni ormai il bisogno di interrogarmi su questo, non sento il bisogno di credere in qualche entità superiore di appellarmici nei momenti di difficoltà, le ultime volte in cui l'ho fatto, nemeno troppo tempo fa, è stato quando qualcuno a me vicino è stato molto male o in procinto di morire... sono quei casi in cui rifletti sulla vita e sulla morte, quei casi in cui mi torna la paura, perchè sono un materialista incallito (in senso buono intendo, o comunque un diversamente religioso) e sono attaccato a tutto ciò che è in questo mondo... e allora mi dico, beh, se Dio realmente c'è, gli chiedo che faccia qualcosa... cosa mi costa?... ma è un ragionamento frutto di una mia debolezza, di una mia paura... e non è giusto ragionare così: se non ti serve Dio quando tutto va bene, ti permetti di tirarlo in ballo quando tutto va male? No. E' profondamente scorretto nei Suoi confronti e molto, molto ipocrita.
Io in realtà così come vivo oggi sto bene, non sento il bisogno di ricerca in questo ambito, il problema è piuttosto che probabilmente mi sento un po' in colpa per questo. E quando capitano viaggi come quello ad Assisi il senso di colpa sopito un po' riemerge.
Qui mi collego alla storia dell'alunno di Gabri, ma prima faccio una premessa... la mia vita la reputo estremamente fortunata, non mi manca nulla di nulla per essere felice, e questo lo dico perchè ho tutti i mezzi e le possibilità per lavorare al miglioramento della mia condizione. Il ragazzo che ha raccontato a Gabri la sua storia forse non è meno felice di me perchè dimostra, facendo quel che fa, una speranza e un impegno incredibili nonostante ciò che gli è successo nella vita. Per spiegare questo concetto devo tornare a lontane reminescenze del liceo e più precisamente alla filosofia... ahh la filosofia... quanto la odiavo, la odiavo perchè in pratica la materia studiata era "storia della filosofia" e io ho sempre odiato immagazzinare dati a memoria... i concetti però no, quelli mi son sempre piaciuti, li ho fatti spesso miei e mi son spesso serviti per sviluppare il mio modo di pensare e considerare le cose... ricordo infinite teorie filosofiche, ma non riuscirei ad assegnare a nessuna il giusto autore... son proprio "gnurant"!!! Comunque, qualche filosofo parlava di una scala dei bisogni e delle necessità dell'uomo, da quelli primari (mangiare dormire riprodursi) a quelli via via meno indispensabili. Ogni essere umano, quando si trova ad un determinato livello di appagamento di un bisogno, cerca di puntare istintivamente a quello successivo. Applicando questa teoria al nostro aneddoto serale, possiamo dire tranquillamente che Io e te, Gabri (ma anche tutti quelli che normalmente leggono qui), abbiamo indubbiamente vissuto una vita più fortunata della sua, ma non per questo dobbiamo necessariamente sentirci più felici o più appagati. Secondo me appaga di più cercare la propria strada, intraprenderla per raggiungere un obbiettivo, un "livello più alto" e affrontarne e superarne le difficoltà, piuttosto che restarsene a crogiolare nel proprio brodo (anche se il nostro è già piacevolmente caldo). Perchè partire da zero e arrivare a 1 è infinitamente più bello che partire da 10 e rimanere a 10. Questo non vuol dire che non dobbiamo apprezzare tutto ciò che abbiamo perchè, è indubbio, molti altri stanno peggio di noi e possiamo ritenerci molto fortunati, ma sono fermamente convinto che accontentarsi e basta non sia mai sufficiente (per quanto indispensabile) per essere felici.
Sai, non credo che sia necessario elogiare troppo il tuo alunno perchè ha avuto la forza per affrontare certe situazioni terribili... lui si è trovato costretto a fare così o avrebbe dovuto soccombere (certi nonni dicono che "quando l'aqua toca 'l cul, se impara a nodar"), la forza e il coraggio si tirano fuori sempre in maniera proporzionale alla necessità. Quello che ha fatto lui lo avresti fatto anche tu sei ti fossi trovato gioco-forza nei suoi panni! Vai tranquillo. Certo va elogiato infinitamente perchè non si è limitato a salvarsi, no, sta continuando tuttora a lottare per migliorare la sua condizione... questo è degno della mia massima stima.
E stimo anche il suo prof per lo stesso identico motivo: ti racconto brevemente, Gabri, la storia di colui che in questo senso secondo me è stato "maestro" (non professore, mi raccomando, "maestro", che è un ruolo più importante): in un periodo di insicurezza economica e lavorativa del suo paese, egli, per ricercare una strada che gli avrebbe permesso di essere felice, ha lasciato un posto sicuro, intraprendendo un percorso sicuramente più difficile, dove si è messo in gioco, dove affronta tuttora lo spettro del precario... un sentiero difficile, certo, ma nettamente più gratificante del'altro. E questo sentiero l'ha intrapreso per se stesso, donando al tempo stesso qualcosa di suo anche ad altre persone. Cosa chiedere di più? Credi che sia un caso, Gabri, che da settimane ormai questa persona continua incessantemente a ripetere a tutti di essere felice?
Buona fortuna a tutti e, Dio o non Dio, lavorate sempre per raggiungere uno scopo, .
Spero di non avervi annoiato con la mia solita logorrea!
Ciaooo
Il mio discorso era improntato più sul credere o meno in qualcosa e sul come manifestarlo che sul contrasto "predico bene e razzolo meno bene" della Chiesa, ma mi rendo conto che hanno fatto molto più rumore le parole "veementemente sfarzosa" di tutto il resto del post e su questo si è sviluppata buona parte del dibattito nei post successivi.
Vorrei tornare a parlare della dimensione personale della mia fede: in sostanza io non sento più da anni ormai il bisogno di interrogarmi su questo, non sento il bisogno di credere in qualche entità superiore di appellarmici nei momenti di difficoltà, le ultime volte in cui l'ho fatto, nemeno troppo tempo fa, è stato quando qualcuno a me vicino è stato molto male o in procinto di morire... sono quei casi in cui rifletti sulla vita e sulla morte, quei casi in cui mi torna la paura, perchè sono un materialista incallito (in senso buono intendo, o comunque un diversamente religioso) e sono attaccato a tutto ciò che è in questo mondo... e allora mi dico, beh, se Dio realmente c'è, gli chiedo che faccia qualcosa... cosa mi costa?... ma è un ragionamento frutto di una mia debolezza, di una mia paura... e non è giusto ragionare così: se non ti serve Dio quando tutto va bene, ti permetti di tirarlo in ballo quando tutto va male? No. E' profondamente scorretto nei Suoi confronti e molto, molto ipocrita.
Io in realtà così come vivo oggi sto bene, non sento il bisogno di ricerca in questo ambito, il problema è piuttosto che probabilmente mi sento un po' in colpa per questo. E quando capitano viaggi come quello ad Assisi il senso di colpa sopito un po' riemerge.
Qui mi collego alla storia dell'alunno di Gabri, ma prima faccio una premessa... la mia vita la reputo estremamente fortunata, non mi manca nulla di nulla per essere felice, e questo lo dico perchè ho tutti i mezzi e le possibilità per lavorare al miglioramento della mia condizione. Il ragazzo che ha raccontato a Gabri la sua storia forse non è meno felice di me perchè dimostra, facendo quel che fa, una speranza e un impegno incredibili nonostante ciò che gli è successo nella vita. Per spiegare questo concetto devo tornare a lontane reminescenze del liceo e più precisamente alla filosofia... ahh la filosofia... quanto la odiavo, la odiavo perchè in pratica la materia studiata era "storia della filosofia" e io ho sempre odiato immagazzinare dati a memoria... i concetti però no, quelli mi son sempre piaciuti, li ho fatti spesso miei e mi son spesso serviti per sviluppare il mio modo di pensare e considerare le cose... ricordo infinite teorie filosofiche, ma non riuscirei ad assegnare a nessuna il giusto autore... son proprio "gnurant"!!! Comunque, qualche filosofo parlava di una scala dei bisogni e delle necessità dell'uomo, da quelli primari (mangiare dormire riprodursi) a quelli via via meno indispensabili. Ogni essere umano, quando si trova ad un determinato livello di appagamento di un bisogno, cerca di puntare istintivamente a quello successivo. Applicando questa teoria al nostro aneddoto serale, possiamo dire tranquillamente che Io e te, Gabri (ma anche tutti quelli che normalmente leggono qui), abbiamo indubbiamente vissuto una vita più fortunata della sua, ma non per questo dobbiamo necessariamente sentirci più felici o più appagati. Secondo me appaga di più cercare la propria strada, intraprenderla per raggiungere un obbiettivo, un "livello più alto" e affrontarne e superarne le difficoltà, piuttosto che restarsene a crogiolare nel proprio brodo (anche se il nostro è già piacevolmente caldo). Perchè partire da zero e arrivare a 1 è infinitamente più bello che partire da 10 e rimanere a 10. Questo non vuol dire che non dobbiamo apprezzare tutto ciò che abbiamo perchè, è indubbio, molti altri stanno peggio di noi e possiamo ritenerci molto fortunati, ma sono fermamente convinto che accontentarsi e basta non sia mai sufficiente (per quanto indispensabile) per essere felici.
Sai, non credo che sia necessario elogiare troppo il tuo alunno perchè ha avuto la forza per affrontare certe situazioni terribili... lui si è trovato costretto a fare così o avrebbe dovuto soccombere (certi nonni dicono che "quando l'aqua toca 'l cul, se impara a nodar"), la forza e il coraggio si tirano fuori sempre in maniera proporzionale alla necessità. Quello che ha fatto lui lo avresti fatto anche tu sei ti fossi trovato gioco-forza nei suoi panni! Vai tranquillo. Certo va elogiato infinitamente perchè non si è limitato a salvarsi, no, sta continuando tuttora a lottare per migliorare la sua condizione... questo è degno della mia massima stima.
E stimo anche il suo prof per lo stesso identico motivo: ti racconto brevemente, Gabri, la storia di colui che in questo senso secondo me è stato "maestro" (non professore, mi raccomando, "maestro", che è un ruolo più importante): in un periodo di insicurezza economica e lavorativa del suo paese, egli, per ricercare una strada che gli avrebbe permesso di essere felice, ha lasciato un posto sicuro, intraprendendo un percorso sicuramente più difficile, dove si è messo in gioco, dove affronta tuttora lo spettro del precario... un sentiero difficile, certo, ma nettamente più gratificante del'altro. E questo sentiero l'ha intrapreso per se stesso, donando al tempo stesso qualcosa di suo anche ad altre persone. Cosa chiedere di più? Credi che sia un caso, Gabri, che da settimane ormai questa persona continua incessantemente a ripetere a tutti di essere felice?
Buona fortuna a tutti e, Dio o non Dio, lavorate sempre per raggiungere uno scopo, .
Spero di non avervi annoiato con la mia solita logorrea!
Ciaooo
Aneddoti lavorativi
..stasera ho il primo aneddoto relativo al nuovo lavoro..chiedo a un mio "alunno" delle serali che lavoro fa di giorno..Lui mi risponde un pò in difficoltà che dal 31 Dicembre è a casa per un errore..
Allora mi sono incuriosito e ho chiesto cosa fosse successo..
In pratica lui era direttore di banca in Burundi ma in seguito a problemi politici è dovuto scappare e chiedere asilo, lasciando famiglia e fratelli al loro destino..
Arrivato in italia si trova un lavoro e per otto anni nonostante i problemi di salute che gli causava l'uso di acidi ha tenuto duro e si è guadagnato da vivere, ha imparato l'italiano quasi perfettamente..ma non contento, si è iscritto alle serali e da tre anni frequenta regolarmente con ottimi risultati.
Ai primi di dicembre si licenzia perchè sembrava che il suo rientro in burundi fosse alle porte e che il reintegro fosse imminente, così presenta dimissioni..
Finalmente poteva tornare al proprio paese e invece a una settimana dalla presentazione delle dimissioni scopre tramite il fratello che il posto che gli era stato promesso è stato assegnato ad un altro..sicchè si trova a piedi su due fronti!! Ma tutto questo non lo fa demordere dall'impegno scolastico..anzi concentra tutte le sue energie in quello che fa...
Ecco storie come queste mi fanno sentire piccolo piccolo..cosa avrei fatto io al suo posto??
Non cado nella retorica del quanto siamo fortunati...però lo penso..e soprattutto penso al tempo sprecato a lamentarmi...Questa sera credo di aver imparato ancora una volta qualcosa di nuovo e forse dico una banalità, ma sono contento del mio lavoro!!
Allora mi sono incuriosito e ho chiesto cosa fosse successo..
In pratica lui era direttore di banca in Burundi ma in seguito a problemi politici è dovuto scappare e chiedere asilo, lasciando famiglia e fratelli al loro destino..
Arrivato in italia si trova un lavoro e per otto anni nonostante i problemi di salute che gli causava l'uso di acidi ha tenuto duro e si è guadagnato da vivere, ha imparato l'italiano quasi perfettamente..ma non contento, si è iscritto alle serali e da tre anni frequenta regolarmente con ottimi risultati.
Ai primi di dicembre si licenzia perchè sembrava che il suo rientro in burundi fosse alle porte e che il reintegro fosse imminente, così presenta dimissioni..
Finalmente poteva tornare al proprio paese e invece a una settimana dalla presentazione delle dimissioni scopre tramite il fratello che il posto che gli era stato promesso è stato assegnato ad un altro..sicchè si trova a piedi su due fronti!! Ma tutto questo non lo fa demordere dall'impegno scolastico..anzi concentra tutte le sue energie in quello che fa...
Ecco storie come queste mi fanno sentire piccolo piccolo..cosa avrei fatto io al suo posto??
Non cado nella retorica del quanto siamo fortunati...però lo penso..e soprattutto penso al tempo sprecato a lamentarmi...Questa sera credo di aver imparato ancora una volta qualcosa di nuovo e forse dico una banalità, ma sono contento del mio lavoro!!