15 marzo 2010

Bubu Makithon 3h12'39"

Vi siete mai trovati ad andare a dormire, una sera, consci che il mattino dopo vi sareste svegliati per affrontare una prova dura e difficile, non imposta da nessuno, ma che avete voluto fortemente e scelto di affrontare in totale autonomia? Una prova che non è di normale routine ma che si affronta raramente, a volte una volta sola? Una prova che ha reso necessari lunghi periodi di preparazione, sforzi fisici e mentali, impegno... Una prova contro se stessi per dimostrare a se e agli altri quanto si vale? Sicuramente tutti vi siete trovati almeno una volta di fronte a tutto questo... beh, sovente in questi casi si fa fatica a prendere sonno e ci si domanda se il giorno dopo tutti gli sforzi e i calcoli fatti prima, siano stati corretti e porteranno ai risultati sperati, oppure se qualcosa non andrà come previsto o, peggio ancora l'idea che vi eravate fatti risulterà troppo ambiziosa per essere portata a termine... In casi patologici come il mio si aggiunge anche l'ansia di aver fatto tutto con i tempi risicati (perchè è mia tipica caratteristica prendermi sempre all'ultimo minuto, anche nella preparazione ad una maratona). Quindi sai che ti sei posto un obbiettivo, sai che è un po' ambizioso visto lo svolgimento altalenante della tua preparazione, sai che però è nelle tue possibilità, perchè a forza di testarti ti conosci e sai che, se tutto fila come dovrebbe, la cosa SI PUO' FARE. Allora ti prendi un sabato sera e, come non facevi da anni, te ne resti a casa e per distrarti ti guardi un'interessante puntata di Ulisse con Alberto Angela. Alla fine ti accorgi che è tardi e inizi a preparare il tutto per il giorno dopo. Ti vengono in mente un sacco di cose e speri che siano tutte. Poi ti corichi, sufficientemente stanco da addormentarti subito. E da lì alla sveglia, 5 ore dopo, nulla turberà il tuo sonno.
Sono le 7 meno un quarto, mia mamma è sveglia perchè vuole darmi una mano a farmi il riso. Sì, 1 etto di riso in bianco è quello che ci vuole in questi casi... mentre l'acqua si scalda scrivo sul blog e rispondo a Maki che ha appena finito il turno in ospizio e sta per andare a nanna. Poi preparo tutto, c'è tutto, ne sono sicuro. E, dopo un doppio bacio d'augurio della mamma, parto. Arrivo a Vittorio, parcheggio e comincio a gironzolare, fa freddo, sono vestito poco per quella temperatura, ma so che sono troppo coperto per quando sarò nel pieno della gara, perciò corricchio, mi scaldo, ma meno di altre volte. La mia testa è concentrata: tre e quindici, tre e quindici, tre e quindici... quattro e trentasette al chilometro, si può fare, sì si può fare... come stanno le gambe? Bene, tirano un po' i bicipiti dopo la tirata dei primi sei chilometri di venerdì... bene, vado sempre forte quando ho questa sensazione, tre e quindici, tre e quindici... Senza scaldarmi troppo mi porto in griglia di partenza... la griglia è piena e stando tutti vicini ci si scalda. Indumenti e nylon di emergenza di ogni tipo vengono lanciati a bordo strada. La tensione è palpabile, nonostante sai che non ci sarà una partenza sprint perchè non ha senso. Tengo gli occhi incollati sui palloncini arancioni svolazzanti legati alle canotte dei pacers delle 3h15'. Scambio due parole con i vicini (che se la ridono facendo battute sugli introiti facili della caritas ad ogni partenza di maratona), sì perchè qui sembra che tutti partano vicino a qualche loro amico. Io no. Solo, ma fiero, ascolto e ogni tanto commento. Intanto partono i corridori coi roller, le varie categorie dei disabili e infine noi.
Bang! Si parte, tutti provano a sorpassare per non perdere tempo, io un po' aspetto e un po' sorpasso, mi guardo attorno, applaudo quando applaude il pubblico. Da qui in avanti, invece di raccontare lo sviluppo tecnico-tattico-cronologico della mia gara preferisco fare un bilancio di questa bellissima esperienza che mi ha riempito di soddisfazione (il tempo stringe e il resoconto tecnico lo metto nel prossimo post). Il pubblico in primis è stato di grande sostegno, come sempre alla Treviso Marathon (molte maratone ci invidiano quanto questa sia sentita a livello popolare), voto 10 ai gruppi musicali lungo il percorso che ti ricaricavano di energia, voto 10 ai volontari e a tutti coloro che hanno garantito la sicurezza e l'assistenza, voto dieci ai bimbi che mettevano fuori la mano per avere il 5 dai corridori (ce n'era uno di almeno 70 anni in piedi che si sporgeva da una transenna a Ponte della Priula), voto 10 a tutti i miei conoscenti-tifosi che ho trovato lungo il percorso (qualcuno si è fatto trovare in più punti, qualcun'altro ci ha provato ma senza riuscirvi, qualcuno non è venuto a vedermi ma mi ha fatto sentire che c'era, un 10 anche per loro), voto 10 alle docce calde all'arrivo (prima volta in vita mia) e soprattutto al pasta-party, voto 10 alle mie scarpe che erano le più brutte e sfasciate di tutta la maratona, voto 10 a Donato che mi ha accompagnato, anzi "tirato" per quasi tutti i 15km conclusivi, voto 10 al mio amico Mirko che ha fatto tutta la maratona con un gruppo di volontari che spinge a turno, per tutti e i 42 e passa km, i disabili in carrozzina, voto 10 al titolare del benzinaio Agip che ho qui vicino a casa, perchè con oltre 70 anni è il più vecchio partecipante ad averla portata a termine, voto 10 a tutti i corridori, dai primi 2 che arrivano mano nella mano senza decretare così un vero vincitore, fino all'ultimo dei lenti che è arrivato quando io ero già tornato a Vittorio Veneto a prendermi la macchina. Onore a tutti.

Ora scappo... a breve la parte tecnica, non senza un po' di poesia!;)